European Champions’ Cup 2021: La finale

Il secondo segmento dell’incontro di finale tra gli eurosvizzeri di Bridge Contact e i norvegesi di Bergen Akademi si è svolto in un equilibrio quasi soprannaturale. Nel primo avevano inizialmente preso un certo vantaggio i norvegesi, soprattutto grazie a questa felice decisione nel board 2

Zimmermann e Piedra avevano contrato la difesa avversaria a 5 quadri marcando 1 down; Berset e Ekren erano invece saliti a 5 picche e ne avevano fatti sei. Gli 11 MP così ottenuti si erano successivamente dilatati a 13 fino all’ultima mano, quando la posizione di una Dama ne ha rovesciati all’improvviso 15 nei forzieri svizzeri, notoriamente molto capaci.

A entrambi i tavoli i verticali hanno difeso a 7 cuori sul 6 picche orizzontale che si fa. In aperta Klukowski e Gawrys si sono accontentati di 1100, mentre in chiusa Charlsen e Bakke, dimenticando che chi troppo vuole nulla stringe, hanno provato il grande slam, per scoprire un attimo più tardi che la Q di atout era incatturabile in quanto accompagnata dal 10…

A 16 mani dal traguardo ci si è dunque seduti con gli svizzeri a +2. In aperta Bergen schierava in N-S Hoftaniska e Andresen contro Klukowski e Gawrys in E-O per Bridge Contact Club; in chiusa si confrontavano gli olandesi Drjivers e Brink in verticale e i norvegesi Charlsen e Bakke in orizzontale. Si giocavano i board da 17 a 32.

Subito la situazione si è ribaltata con un piccolo swing norvegese, quando al primo board Brink e Drijvers hanno chiamato una manche onesta battuta dal taglio a picche, laddove per la Norvegia Hoftaniska e Andresen hanno deciso di fermarsi a livello 3. Norvegia a +3, palla al centro.

Le sette mani successive sono state perfettamente pari; neppure un MP si è spostato, mantenendo intatta questa incredibile suspence. Notate che alcuni board sono state tutt’altro che piatti: ad esempio alla mano 22 le due coppie in Nord-Sud hanno optato per la difesa a 5 quadri in questa mano:

Sull’avvio di licita di 1 cuori Ovest ha mostrato fit da manche; Hoftaniska ha sparato subito 5 quadri con la sua fragilissima 6-4 minore, Drijvers ne ha invece detti “solo” 3 ma è stato a questo punto Brink in Sud a difendere sul 4 cuori di Bakke in Est. Si paga tutto compreso il taglio a fiori, 5 down e un pesantissimo 1100 a Est-Ovest: ma board pari.

Al board 25 la Norvegia ha portato a 4 MP il suo vantaggio marcando +1 a un 6 picche, ma subito al board 26 la Svizzera ha ripreso il comando con questo doppio score.

In chiusa, sull’apertura di 1 fiori di Charlsen seguita da due passo, Brink in Sud ha riaperto pressoché in automatico, e la linea verticale ha trovato le quadri e otto prese. Sembra tutto normale, ma in Ovest Klukowki aveva idee diverse e ha aperto di 1 SA: nessuno ha sollevato obiezioni e il polacco ha incamerato sette prese, per cui  5 MP si sono incamminati verso il canton Ticino. A 6 board dalla fine gli scandinavi avevano rosicchiato 1 MP dei due originari di vantaggio che avevano gli elvetici, e ora la differenza era esattamente di 1!

Ma il board successivo era inevitabilmente il 27, e si è presentato così:

:

In aperta giocava 4 picche Andresen in Sud dopo una sequenza che era partita da 1 SA. Klukowski ha attaccato quadri e, quattro prese dopo, tutto era finito e il contratto era passato a miglior vita: K di quadri, J di fiori, fiori al 10, Asso di cuori.

In chiusa giocava lo stesso contratto Drijvers in Nord dopo l’apertura di 1 cuori, e la lunga di quadri, oltre che mai dichiarata, era nascosta. Bakke ha deciso di attaccare atout e Drjivers ha preso al morto e ha subito fatto girare la Q di quadri. presa dal K. Bakke ha ripetuto atout e l’olandese, al quale mancava ancora una presa, ha giocato cuori verso gli onori del morto. Temo che i due norvegesi stiano ancora discutendo sulle due carte successive che hanno giocato: perché Charlsen, invece di giocare Asso di fiori e fiori, è tornato di piccola sotto l’Asso, e Bakke, uomo tenace, ha giocato ancora atout visto che gliene avevano date tre, faticando – suppongo – a visualizzare l’Asso in mano al compagno. Via la fiori sulla Q di cuori, manche fatta. Questo regalo ha aumentato il vantaggio svizzero a 11 MP, a 5 mani dalla fine.

Dopo altre due mani pari, alla terzultima un possibile guadagno per la Norvegia si t-è trasformato in 6 MP di purissimo Emmenthal, aumentando quindi il vantaggio della Svizzera a 17 MP.

3SA è un po’ troppo per la linea orizzontale, con 23 di misfit; ma se sul normale attacco di piccola picche da Sud Bakke avesse per caso deciso di inserire al morto il J di picche che teneva, e avesse successivamente indovinato la figura delle fiori (mancando l’8 non ci sono molti modi di giocarla), nessuno gli avrebbe portato via le nove prese. Tra parentesi, inizialmente BBO indicava il 3SA come mantenuto e il punteggio quindi quasi riequilibrato a -4, con lo scopo evidente di aggiungere un po’ di spezie a questo finale piatto e amorfo ???? ; poi la rettifica ha riportato la differenza nelle mani di Zimmermann e soci.

Finisce qui, abbiamo pensato tutti: non si rimontano 17 MP in due mani a una macchina da bridge come quella costruita da Zimmermann. Anche se siete d’accordo, non alzatevi e state qui perché arriva la mano 31:

Bakke e Charlsen chiamano 6 picche e ne fanno 7; in aperta, Klukowski pensa dieci minuti d’orologio sul 5 cuori del compagno, ma poi si ferma a 5 picche. Lo slam è bello senza essere strepitoso ma, come avrebbe sentenziato il mitico Vujadin Boskov se avesse giocato a bridge, contratto è bello quando si fa. Come possiamo vedere, stavolta non si perde neppure una presa e il tredici norvegese vale 11 MP in più di quello svizzero.

Arriviamo all’ultima mano con gli svizzeri complessivamente a +6, di cui 2 nel primo tempo e 4 in questo. E alle otto della sera ci si gioca la coppa dei Campioni con queste carte, a Pezinok, in Slovacchia:

A causa della pensata di Klukowski al board precedente, la mano viene giocata in aperta con molto ritardo, pertanto sappiamo tutti che in chiusa sull’apertura di 1SA di Brink in Sud, Drijvers ha fatto la normale transfer a quadri e i norvegesi hanno sfruttato la cattiva divisione delle atout per battere di una presa il conseguente 3 quadri (+50); per vincere i norvegesi dovranno segnare almeno 170 anche in aperta, perché la differenza di 220 farebbe scattare i 6 MP di differenza e a pari punti i norvegesi, avendo chiuso il round robin davanti (terzi contro quarti, anche qui manco a dirsi per un soffio), vincerebbero.

Il board non sembrerebbe prestarsi a voli pindarici, ma state a sentire: apre anche qui Andresen di 1SA, se finisse lì il contratto verrebbe certamente mantenuto con surlevée ma ce ne vorrebbero tre per produrre il 180 necessario al sorpasso, troppe. Ed ecco il fattaccio che decide il march: Klukowski, uomo del destino in questo finale, in zona decide di entrare a 2 cuori malgrado il palo fragilissimo; Hoftaniska forse esita guardando le quadri, ma gli hanno dato anche la quarta di picche e contra take-out, e con questo contro si porta in Norvegia la coppa dei Campioni, perché Andresen con mezza apertura nelle atout lo trasforma facilmente in punitivo, suggellando il match. Siamo in zona per cui basta 1 down, purché contrato, per far scattare i 6 MP: e la mano non si può fare.

A dire il vero, è pressoché impossibile per il giocante andare oltre le sei prese perché entrambi gli impasse neri non funzionano, e quindi anche senza il contro – ma a patto di lasciar giocare 2 cuori, cosa quasi impossibile per Nord – sarebbero arrivati proprio esattamente i 6 MP necessari; così invece i punti che sanciscono il ribaltone finale sono 11 per la Norvegia. Sorpasso sul filo di lana, 28-21 nel tempo per i norvegesi che ribaltano il +2 svizzero del primo tempo.

Mi batte ancora il cuore mentre scrivo, ed ero neutrale: mi posso solo pallidamente immaginare cosa hanno provato gli attori e i tifosi di questo finale, che nemmeno Agatha Christie e Rex Stout a 4 mani avrebbero saputo rendere così emozionante.

Un commento a caldo? E’ stato un incontro di clava, senza colpi spettacolari di gioco ma con mazzate tremende che non di rado si sono ritorte contro chi le sferrava: ma è questo il bridge moderno di altissimo livello, nel quale si cerca essenzialmente di far sbagliare gli avversari. Non so perché ma in questi casi mi sento sempre più solidale con gli sconfitti, e immagino quindi lo stato d’animo, questa sera, di Michal Klukowski, il giovane fuoriclasse polacco che, dopo aver portato interi container di MP alla sua squadra per tutto il torneo, ha sbagliato le ultime due fatali decisioni. Dormi bene lo stesso, Michal: ne giocherai e ne vincerai tante in futuro di queste finali, credi a me.

 

The post European Champions’ Cup 2021: La finale first appeared on Bridge d’Italia Online.

Viale dei Gladiatori, 2 00135 Roma
Stadio Olimpico – Tribuna Tevere
Ingresso 30 – Stanza 217