Gli abbronzati

Faceva caldo, a Marrakesh in questi giorni, e i nostri ragazzi in vacanza là ne hanno approfittato per tornare in patria con una perfetta abbronzatura, dall’inusitato formato di medaglia appesa al collo.

Abbiamo battuto USA 2 nella piccola finale per il terzo posto, e per noi italiani è questo il titolo di copertina: daremo poi spazio agli eventi che il resto del mondo considera maggiori, ma oggi ci sembra giusto celebrare in prima pagina il ritorno della nostra nazionale sul podio della Bermuda Bowl, il massimo trofeo bridgistico, esattamente dieci anni dopo la vittoria di Bali.

Oggi era in programma l’ultimo dei quattro turni in cui si articola la finale per il bronzo. Partivamo da un vantaggio di 20 MP e l’abbiamo incrementato di altri 10; ma la vittoria, per i tifosi a cui è stato concesso di assistere all’incontro su BBO, è stata molto più netta e tranquilla di quanto dica il pur ampio divario finale. Infatti, alla metà dell’incontro il punteggio parziale del tempo era 42-2, e il recupero finale degli americani è servito solo a rendere un po’ meno schiacciante l’esito.

Una mano complicata, che si è risolta con il massimo vantaggio per noi: due manche contrate sulle due diverse linee, ma che avrebbe potuto avere ben altro esito perché entrambe le manche potevano essere battute. In chiusa Moss ha a disposizione l’apertura di 3SA esattamente per questa mano di sottoapertura 6-5 nobile. Donati contra, Grue con 4 quadri chiede la sesta e Percario la dice lui, con un 4 cuori che ha l’aria di una cuebid. Donati non vuole essere da meno e cuebidda le picche, Grue contra (forse per l’attacco) e contra poi anche il 5 fiori conclusivo di Giovannino.

A Grue basterebbe mettere sul tavolo uno dei suoi Assi per trovare la continuazione giusta: sull’Asso di picche certo Moss avrebbe trovato la carta giusta per orientarlo verso il taglio a quadri, mentre l’Asso di quadri avrebbe comunque mostrato la quinta di quadri del morto come indicazione. Grue sceglie invece cuori e la mano finisce.

Versace in aperta passa, apre 1 fiori Meckstroth e risponde 1 picche Zia trasformando la mano di Alfredo in una monocolore. 2 cuori quindi, 3 cuori di Sementa, Zia dichiara 4 fiori, 4 cuori di Versace e Meckstroth pur con una bella quinta di fiori e una distribuzione che invita al gioco di attacco decide di dar credito ai valori difensivi della mano, la quarta di atout e il singolo nel palo del compagno, e contra. Fa poi l’attacco che batte, e cioè picche: se riuscirà a passare il gioco al compagno, otterrà il taglio nel seme che darà la quarta presa per la difesa.

Picche dunque per il Fante, Versace entra al morto con l’Asso di quadri e gioca atout su cui Zia non risponde fornendo il 5 di quadri (al primo giro il 4). Questa serie di piccoline avrebbero dovuto suggerire il da farsi a Meckstroth, che invece incassa l’Asso di fiori tranciando la comunicazione con il compagno; e anche questa manche si mantiene.

L’ultima mano, assolutamente ininfluente per il match, la riporto per i miei allievi perché è molto didattica:

La morale della mano è: quando il punteggio è preponderante e ci sono lunghe da incassare, meglio 6SA che slam a colore. Si evitano due pericoli, entrambi annidati in questa mano. Il primo è quello di giocare in un atout maldiviso, e di avere quindi una perdente obbligata che giocando a senza atout si potrebbe forse evitare di cedere. In questa mano sia cuori che fiori sono maldivise: con atout fiori questo sarebbe fatale, mentre le cuori riusciamo faticosamente a farle cadere. Il secondo pericolo è quello di prendere un taglio, e gli avversari possono scambiarsi quest’informazione (la possibilità di tagliare) mediante il cosiddetto contro Lightner che chiede un attacco in solito, normalmente segnalando un taglio. E’ proprio ciò che succede in questa mano: i nostri chiamano 6 cuori, Ovest contra, Est attacca fiori, fine della mano.

Il salmo finisce comunque in gloria, e fa proprio un bell’effetto vedere i nostri nazionali, che abbiamo accompagnato con affetto e batticuori vari lungo queste due infinite settimane di passione, presidiare militarmente il gradino più basso del podio: e domani, chissà?

Perché la squadra è piaciuta, è sembrata forte e solida. Versace e Sementa dal punto di vista del talento individuale a mio giudizio non sono davvero secondi a nessuno, ma proprio nessuno: se Antonio continuerà a smussare, come pare stia facendo, certi spigoli del suo approccio al partner (e chi non lo farebbe con di fronte Alfredo), possono dominare a lungo.

Donati va beh, è da sempre un mostro di precocità; malgrado la giovane età ha già vinto tantissimo e ha un futuro sconfinato davanti, che è ormai già presente. La novità è l’efficacia dell’accoppiamento con Percario, che in verità funziona ormai da oltre un anno, ma che qui ha passato una prova del fuoco importante reggendo magnificamente il confronto con i migliori del mondo. Giacomo si è calato nel campionato senza timori reverenziali, malgrado la minore esperienza, giocando molti dei turni più importanti e portando punti pesantissimi.

Manno e Di Franco sono una vera coppia, collaudata nei più impegnativi tornei mondiali dove hanno collezionato vittorie e piazzamenti di prestigio assoluto. Sistema solido (Bocchi sui social ha svelato gli stage presso di lui nei quali mettono a punto le loro convenzioni), rarissime le incomprensioni e gli errori: affidabili, in una parola. Sono stati un po’ sfigati qui, con turni nei quali gli avversari gli indovinavano qualsiasi cosa. Non so se ci sia modo per lavorare su questo aspetto, che richiederebbe più che Norby un intervento del mago Otelma, vedremo.

Abbiamo una squadra, in conclusione. Due campioni del mondo under 60 e quattro certezze under 40. Vi aspettiamo ai prossimi cimenti, con fiducia assoluta.

E ora andiamo a vedere chi ha vinto e come. La Svizzera non era avanti di molto, nella finale per il primo posto contro la Norvegia, ma ha vinto con margine tutti e tre i turni dell’ultimo giorno, aggiudicandosi senza molto pathos la sua seconda Bermuda Bowl consecutiva. Ora dovrebbe scattare il panegirico per i plurivincitori, ma francamente non ne ho voglia. E’ infatti appena il caso di ricordare che questa formazione di svizzero non ha quasi nulla; Zimmermann è di Losanna, certo, ma tutti gli altri giocatori hanno vinto e stravinto nelle loro nazioni di origine (Olanda e Polonia per il momento, poi chissà), per poi naturalizzarsi svizzeri, spinti dalle somme ingenti della sponsorizzazione. Quando al miliardario del Vaud, prima ha allocato la sua multinazionale a Monaco, e poi ha deciso di trasferirla in Svizzera, non sono abbastanza addentro per conoscere il motivo del viaggio; e la Svizzera è diventata improvvisamente una superpotenza del bridge.

Di certo tutto questo è conforme alle regole; ma forse sono le regole a essere un po’ troppo lassiste e indulgenti, permettendo in pratica a chiunque abbia un portafoglio sufficientemente pingue di crearsi la sua nazionale un po’ come si fa nel Fantacalcio. Ora, ci sono infiniti tornei nazionali e internazionali, anche prestigiosissimi come i vari open USA, nei quali si può competere schierando corazzate costruite in questo modo; non mi sembra tanto giusto che lo si possa fare nei confronti per squadre nazionali. Di fatto è proprio il concetto di “nazionale” che si snatura: e la gara diventa quindi un confronto tra diseguali, tra chi interpreta il concetto nel senso usuale e chi lo altera. I risultati degli ultimi due anni lo mostrano inequivocabilmente, e con tendenza crescente: a Salso gli Zimmerman boys vinsero all’ultima mano, qui per distacco, e contro una squadra stellare contro la Norvegia fatta da norvegesi.

E’ una fortuna che nei paesi arabi il bridge non sia in auge, altrimenti rischieremmo un esodo simile a quello che sta vivendo il calcio; e la Bermuda Bowl finirebbe dominata da Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi. Ma quanto manca prima che ci si avvii su questa strada? E non sarebbe bene promulgare in anticipo qualche norma che ci tutelasse da questo, ad esempio che un giocatore non possa rappresentare due nazioni diverse ai campionati per squadre nazionali (come fa il pur lassista calcio)?

Fine dello sfogo. Applausi dunque per Brink, Drijver, Kalita, Klukowski, Nowosadzki e Zimmermann, secondi nel round robin e vincitori per distacco di tutti e tre i KO. L’ultima volta che gli stessi giocatori (o quasi) vinsero per due volte la coppa fu nel biennio 1985-1987; era la mitica squadra americana guidata da Hamman e Wolff (uno di loro, Chip Martel, lo abbiamo trovato come avversario nella finale per il bronzo). Prima, nell’albo d’oro, troviamo le molte vittorie del Blue Team, ma in tempi più recenti nessuno era riuscito nell’impresa di riconfermarsi. Gli elvetici rispetto al roster di Salso hanno sostituito due giocatori (Piedra e Gawrys) con Kalita (che si è accoppiato con Klukowski) e Nowosadzki con il quale si è autoschierato Zimmermann, ma il risultato non è cambiato.

Andiamo avanti. La Venice Cup, campionato del mondo Ladies, è andato a Israele, che tra le favorite della vigilia era considerata di rincalzo. E invece la sua vittoria è stata addirittura schiacciante, e le turche che non sono certo comprimarie (avevano vinto l’argento anche a Salso) sono state doppiate nel punteggio.

E ora parliamo dei ribaltoni. Nel Seniores USA 1 sembrava avere orientato a proprio vantaggio la gara, ma i danesi hanno lentamente eroso il margine completando il sorpasso nell’ultimo tempo. E così abbiamo la (magra) consolazione di essere stati eliminati da chi ha poi vinto il trofeo.

Sorpasso anche nella Wuhan Cup, il campionato del monto Mixed Teams, dove la solida Francia si è presentata in testa all’ultimo giorno, avendo stravinto il terzo turno; ma gli americani di USA 2 le hanno restituito la pariglia con gli interessi aggiudicandosi il quarto tempo con il punteggio quasi irreale di 60-0, passando in vantaggio di 8 MP. E dopo queste due terribili mazzate una per parte, l’incontro si è placato e due tempi di sostanziale pareggio hanno sancito la vittoria degli americani, che hanno quindi rovesciato il risultato della finale di Salso dell’anno scorso.

 

 

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